L’Unità – in scena

Un’inquadratura di 80 minuti. Due donne in camicia da notte che si raccontano, si ricordano e perché no si litigano anche. E’ Vecchie il film di Daniele Segre passato all’ultimo festival di Venezia – fuori concorso che si sta trasformando in un piccolo caso. Ad Annecy, il festival francese dedicato al nostro cinema, ha ottenuto ben due premi: il Cicae, quello per il miglior film di qualità e quello alla migliore interpretazione andato alle due protagoniste, Barbara Valmorin e Maria Grazia Grassini. Le due «vecchie» che sono in pratica tutto il film e che, infatti, l’hanno scritto insieme allo stesso regista. Col quale proseguiranno «l’esperienza» anche a teatro, dove per altro provengono entrambe, il prossimo sette gennaio, quando il film sarà già nelle sale grazie alla Pablo di Gianluca Arcopinto, Vecchie debutterà al Piccolo Eliseo di Roma, prodotto dall’Associazione teatrale pistoiese, per poi partire in tournée in giro per l’Italia.
Di tanta «vitalità», insomma, si dice molto felice Daniele Segre che ieri, peraltro, ha ricevuto ancora un premio dal festival Videoland per il suo Tempo vero, un’indagine sul dramma dell’Alzheimer. «Tre premi in tre settimane – racconta il regista – è decisamente un buon risultato». E un’iniezione di energia per un autore decisamente «autarchico» che dopo tanto cinema sull’emergenza con Vecchie è tornato alla fiction «per superare la noia contemporanea». Del resto con Barbara Valmorin aveva già lavorato in Manila Paloma Bianca e ancora nell’allestimento teatrale di Weekend di Annibale Ruccello. «E’ stata proprio Barbara – dice Segre – ad avermi fatto conoscere Maria Grazia Grassini ed è stato allora che ho capito che con la loro complicità e il loro talento erano la coppia giusta per realizzare questo soggetto».
Un soggetto tutto al femminile, chiuso in una stanza: il soggiorno di una casa al mare in una località imprecisata dove, Agata e Letizia, due amiche sulla sessantina si trovano a trascorrere insieme una vacanza.
Ne viene fuori «la storia di una convivenza – spiega Segre – attraverso la quale le due donne si raccontano, parlano della loro storia, del loro vissuto, ma anche di temi dell’oggi. Per esempio ad un certo punto una delle .due dice: “Ma tu lo sai quando sono nata? Nel ’37 quindicesimo anno dell’era fascista…” e l’altra “e morirai nell’era fascista”. Una battuta questa, che a Venezia ha strappato una lunga standing ovation tra il pubblico in sala.
Insomma, fanno anche ridere le Vecchie di Daniele Segre. Perché c’è tanta vita in queste due donne che si raccontano davanti alla cinepresa. Del resto lo dice lui stesso: «Il film non esisterebbe senza di loro che sono amiche anche nella vita. Il titolo, poi, è affettuoso. Agata e Letizia sono due donne vere, in fondo anche buffe: se entri nel loro mondo ti dimentichi del film, ti sembra di passare una giornata con loro. E allo stesso tempo, se vogliamo metaforizzare, raccontano un tempo in cui è difficile prendere decisioni, anche la più banale, come vestirsi e uscire a far due passi, raccontano un’amicizia in cui spesso ci si trova reciprocamente insopportabili, ma alla quale restano attaccate, perché fuori c’è un mondo in cambiamento che può far paura».