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Presso il Cinema Lumiere di Pisa, l'anteprima nazionale del film “Luciano Lischi, editore” girato da Daniele Segre. Ricordi familiari e professionali di un uomo che ha ereditato la tradizione e la storia di una delle case editrici più longeve d'Italia.

Cassola, Bassani, Dessì, una collana di narrativa del secondo Dopoguerra che ha fatto epoca, i contatti, gli incontri con i personaggi di spicco della cultura letteraria del Novecento. Questo e altro è stato l'attività della Nistri-Lischi, storica casa editrice pisana che, agli inizi del Venstesimo secolo, ha ereditato un tradizione di stampatori ed editori antica di un secolo, e che l'ha aggiornata, resa contemporanea.

Nel pomeriggio di ieri, presso il Cinema Lumiere di Pisa, l'anteprima nazionale del film “Luciano Lischi, editore” girato da Daniele Segre e prodotto dalla sua casa di produzione torinese “I Cammelli”, è stata l'occasione per raccontare ai presenti in sala la passione, la dedizione totale che nella produzione dei libri Luciano Lischi ha profuso per un'intera esistenza. Presenti alla serata, oltre al regista e al protagonista del film, anche il Sindaco Marco Filippeschi e Lucia Tomasi Tongiorgi, delegata per le attività culturali dell'Università di Pisa.

Girato a Pisa nel 2010, il film è costruito intorno ai racconti di Luciano Lischi. Ricordi della propria famiglia, ma soprattutto la sua formazione di tipografo che dal tornio lo conduce all'incontro con gli scrittori, studiosi, protagonisti della cultura italiana. Un viaggio di continua andata e ritorno tra i volti, gli aneddoti, le frasi rimaste scolpite nella memoria di un grandissimo delle'editoria italiana.

L'universo rievocato da Luciano Lischi è l'occasione per raccontare il ruolo importante svolto dalla città di Pisa nella storia della cultura nazionale e internazionale, sin dalla sua origine. Un ruolo che è stato da esempio a tutti quelli che hanno vissuto con più o meno difficoltà l'emergenza dell'industria letteraria, nella quale l'oggetto 'libro' ha smesso di essere un prodotto artigianale, espressione artistica di un'attenzione ai particolari, ai materiali, oltre che, naturalmente, ai contenuti, per diventare il risultato finale di un acatena di montaggio scarsamente selettiva.

Era il 1773 quando Sebastiano Nistri, un libraio pisano, intraprese l'attività editoriale come 'estensione' della vendita di libri cosiddetti eclettici, di ampia diffusione e dunque di facile vendita. Dopo decenni di onorata e costante attività, furono i nipoti Carlo e Gaetano a pubblicare quella “Collezione dei poeti classici italiani” che ancora oggi è un classico delle antologie 'italiane' prima dell'unità d'Italia, senza smettere mai di essere la fucina di decine di pubblicazioni universitarie, nonché di rinomati manuali di botanica e anatomia umana all'epoca tra i più adottati.

Storia di liberi pensatori che nel 1833 pagarono con la liquidazione dell'azienda la pubblicazione clandestina de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico. Solo con il figlio di Carlo, Giuseppe, rinacque La società “Fratelli Nistri Tipografi Editori Librai”. Pochi i periodici nel corso dell'Ottocento pisano a non essere stampati dal torchio di Nistri: “Il popolo pisano” e “Il ponte di Pisa” nascevano proprio nella stamperia dei Fratelli Nistri.

Dopo il fallimento verso la fine del secolo, nel 1921 l'azienda fu rilevata da Vincenzo Lischi, nonno di Luciano originario di Casciana Terme, che a memoria dell'attività dei suoi predecessori volle mantenere nella titolatura il nome dei Nistri. Nasceva così la Nistri-Lischi. Pubblicazioni scientifiche ma anche un'attenzione maggiore al territorio (nasce allora il rinomato “Giornalino del Mare”) fino a vantare un catalogo che nei primi anni Sessanta contava Alfieri, Shelley, Pacinotti, Tomassini, Carducci, Pascoli, Dini e i già citati Bassani, Cassola, Flora, La Penna, Segre, Raicich, Timpanaro, Garin.

“Considero questo film un atto dovuto verso un'importante figura culturale pisana e nazionale – così ha detto Daniele Segre – Ho sentito una sorta di 'dovere' nel procedere all'ideazione e realizzazione di 'Luciano Lischi, editore', vista anche la rumorosa assenza di contributi che raccontassero la storia di una delle case editrici più longeve del Paese, la stessa che ha dato il 'senso' all'esistenza di tante piccole case editrici che con il loro lavoro hanno rappresentato e rappresentano un circuito virtuoso della cultura nazionale”.