Federica Gregori /IL PICCOLO

È dotato di uno dei più lucidi e sensibili sguardi nel panorama del cinema documentario italiano, testimone attento in particolar modo alle problematiche del lavoro. Raccontando l'attualità più stringente che ha catalizzato l'attenzione mediatica o storie di emergenze sociali meno conosciute o invisibili, sarà il regista piemontese Daniele Segre a inaugurare stasera S/Paesati, la rassegna sulle migrazioni che punta per la prima volta i riflettori sulla questione dell'occupazione. «Vivere e morire di lavoro» dà il titolo a 4 documentari appena pubblicati in cofanetto da Feltrinelli che saranno presentati al Miela a partire dalle 18: aprirà «Dinamite» girato nel '94 nelle viscere della miniera Carbosulcis, 400 metri sottoterra. «Questi film – spiega Segre – hanno una forza reale: si parla di un presente drammatico. Quando ho visto i minatori del Sulcis nuovamente a protestare ho espresso solidarietà: dopo 18 anni erano di nuovo lì, a occupare la miniera con la dinamite. Il Sulcis è la punta di un iceberg: c'è un dramma che riguarda tutto il mondo e che con la crisi sta esplodendo. I film sono spunti di analisi per una riflessione urgente in un'ottica non militante, non politica. Che si parli di Alcoa o di Ilva, ci troviamo di fronte a un dramma sociale, a un problema gigantesco. Non è cambiato niente: casomai, vista la crisi, peggiorato». «Morire di lavoro» alle 19, precederà «Sic Fiat Italia» alle 21 e, alle 22, «Asuba de su serbatoiu (Sul serbatoio)». Alle 20.30 Segre commenterà i film insieme a Tristano Matta dell'Istituto Saranz. Un'immagine che va sfatata, quella di Segre “regista del lavoro”, un'etichetta riduttiva. Cineasta da sempre attento all'evoluzione della società tutta, la sua ultima opera è gioiosa e racconta l'incontro di un'umanità molto speciale con l'arte innescata da un luogo unico. Presentata pochi giorni fa al Prix Italia, “É viva la Torre di Pisa” è stata accolta con calore da pubblico e critica. «Protagonista è la Piazza dei Miracoli dove turisti di tutto il mondo vivono l'incontro con l'arte: c'è una straordinaria intensità intorno a questo luogo».