Il regista entra in casa di un piccolo spacciatore senza aver preventivato neppure a grandi linee che cosa e come riprendere. Procede improvvisando, guardando e ascoltando che cosa costui ha da raccontargli: cinque ore di riprese per trentotto minuti di risultato finale, tutto in diretta, senza rete, per così dire. Ci troviamo di fronte allo spaccato quotidiano di un giovane consumatore-spacciatore, che porta in campo la sua voce, al servizio di quanti, prima di esprimere un giudizio, vogliono possedere tutti gli elementi possibili della realtà che ci è attorno. Tutto è nato, come ha detto lo stesso Segre, da un incontro notturno casuale, da un equivoco, ma si è sviluppato in piena onestà sui reciproci ruoli e sulla consapevolezza di ciò che l’uno pensava dell’altro. Un'”intervista” cruda ed esemplare è quanto risulta da questo singolare dialogo.

Rassegna stampa

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