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Media News – 28 Dicembre 2002
Difficile raccontarsi, soprattutto in una realtà come la nostra, sovraeccitata di informazioni ma ben poco disposta ad ascoltarsi e ad ascoltare. Proprio per questo un’opera come “Vecchie” è importante, perché nel baillame che viviamo ogni giorno questo film di Daniele Segre ha un compito molto importante: recuperare la parola.
A parlarci di tutto questo le due protagoniste Mariagrazia Grassini e Barbara Valmorin.
– Cosa vi ha spinto a prendere parte ad un progetto cosi anomalo e coraggioso? Mariagrazia Grassini: “Lo stimolo che provo sempre quando mi si presenta la possibilità di lavorare con Daniele, l’occasione di prendere parte ad un progetto “diverso”, nuovo. Daniele ha detto che siamo state motto coraggiose ad accettare ma io non credo: mi sono molto divertita nel girare “Vecchie”, credo di aver capito subito che solo Daniele avrebbe potuto realizzare al meglio questo film, che è diventato realtà grazie alla familiarità, la solidarietà, l’affetto che legano me e Barbara a Daniele”
– Avete partecipato insieme a Segre alla stesura della sceneggiatura: è stato un processo difficile per voi?
“La partenza di questo film è stata quella di far parlare me e Barbara, di noi, della nostra vita, della nostra amicizia, abbiamo cominciato a conversare con Daniele e chiacchierando é nata la sceneggiatura”.
Barbara Valmorin: “Chiamiamola vita. Mi infastidisco sempre quando sento parlare di sceneggiatura riferendosi a questo progetto. Non ci siamo mai messe a tavolino a scrivere. Noi ci siamo sedute e abbiamo parlato. Da quello che ci siamo dette è nato un testo, ma non è stato mai aggiunto nulla, nella scrittura, rispetto alla nostra conversazione. “Vecchie” è verità, la sceneggiatura è qualcosa di elaborato. Noi, al contrario, abbiamo elaborato il nostro animo davanti alla macchina da presa. Da quelle 20 ore di anima messo a nudo, questo è stato il coraggio di cui parla Daniele, il coraggio di essere veri, ed è nato il film”.