Sergio Di Lino – www.cinemavvenire.it

Chi segue da tempo l’attività di filmaking di Daniele Segre non potrà disconoscerne, al di là delle valutazioni di merito, due aspetti solo apparentemente antitetici, che nell’opera del cineasta nativo di Alessandria si fanno testimoni di un’osmosi imprescindibile: il rigore della militanza civile da un lato e la capacità di reinventare il proprio percorso di cineasta a ogni nuovo lavoro dall’altro. Ciononostante, opere come Vecchie, Sinagoghe e Mitraglia e il verme risultano essere, assieme alle altre che costellano la variegata filmografia dell’autore, le “impronte” di una carriera tutt’altro che ondivaga, ben poco incline a deroghe rispetto al proprio orizzonte etico e ideologico: perché per Segre il cinema sembra essere innanzitutto una questione di posizione morale, un fattore di determinazione della propria identità sociale.
Ecco che allora un film come Morire di lavoro, “costretto” dal mercato a migrare da una sala all’altra della penisola, spesso in condizioni di “asilo politico” nei circuiti d’essai, appartiene al cineasta nella misura in cui quest’ultimo continua a proiettare ortogonalmente il proprio cinema sui mali di una nazione e di un popolo. Non è un film strettamente “di denuncia”, Morire di lavoro, eppure al tempo stesso non può non esserlo, o quantomeno assomigliargli. Concepito prima del rogo della ThyssenKrupp, e dunque dell’incontrollato proliferare di morbosa attenzione mediatica intorno alle cosiddette “morti bianche”, quello di Segre può benissimo definirsi un film “profetico”… Ma solo per coloro che non conoscono la realtà delle condizioni in cui operano alcune delle categorie di lavoratori più “a rischio”; oppure per coloro a cui l’argomento non interessa.
Al centro del lavoro di Segre ci sono gli operai edili, ma potrebbero benissimo esserci i metalmeccanici, i siderurgici, i petroliferi, o qualsiasi altra categoria che per il solo fatto di collocarsi nel “basso” della catena produttiva, quella riservata alla manovalanza, vengono sistematicamente subordinati alle logiche del profitto. Con le conseguenze a volte letali che solo quando trovano il modo di aprire una breccia nel muro di omertà che avvolge l’opinione pubblica divengono argomento di discussione nelle sedi istituzionali. Salvo poi registrare, discussione o no, un solenne vacuum a livello legislativo. O meglio, sul piano della tutela di leggi sul lavoro che esistono e vengono prontamente aggirate.
Chi è al corrente di un simile “stato delle cose” troverà ancora più agghiaccianti le testimonianze dei protagonisti “per caso” del film di Segre. Italiani e stranieri, accomunati da una paritetica condanna a rimettere in gioco costantemente, all’inizio di ogni singola giornata di lavoro e fino alla fine del turno, la loro stessa esistenza. Non staremo qui a elencare le incredibili storture operative in cui si trova a operare il “campione” prelevato dal cineasta e posto sotto l’occhio indagatore della sua macchina da presa: non basterebbe lo spazio che ci concediamo a restituire l’idea di una realtà deformata al punto da non riconoscere più quel quid di umanità che pure dovrebbe attenere a una delle attività più consone all’essere umano, ovvero il lavoro. Ci permettiamo una sola considerazione, a margine e del tutto incidentale in una simile prospettiva: film come Morire di lavoro, al pari di Parole sante di Ascanio Celestini, Biùtiful cauntri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Giuseppe Ruggiero e Improvvisamente l’inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, ci ricordano che la forza del cinema è anche portare alla luce ciò che i padroni dell’informazione e i garanti della pubblica utilità tendono colpevolmente a sottacere.
Proiettato anche alla Camera dei Deputati, pare che il film di Segre abbia suscitato un interesse concreto e per una volta bipartisan presso il mondo politico. Ma questo è un film che più delle parole “chiama” a gran voce i fatti.

Scheda tecnica

Regia: Daniele Segre
Fotografia: Marco Carosi, Jacopo De Gregori
Montaggio: Daniele Segre
Produzione: I Cammelli
Distribuzione: I Cammelli

Nazione: Italia
Anno: 2008
Durata: 88 min.
Caratteristiche tecniche: HD – Colore