Anna Festa / Brescia Oggi

I neo-illuministi che venerdì sera alle ore 23 erano ancora davanti alla tv devono aver sobbalzato più e più volte. Come non restare colpiti e a volte feriti dalle sconcertanti immagini di “Ragazzi di stadio”, proposto dalla rete 2. II filmato (tradotto in volume per l'editore Mazzotta) girato e curato da Daniele Segre e prodotto dalla Rai in collaborazione con l'Ammministrazione comunale di Torino, è andato in onda con parecchi mesi di ritardo dalla sua realizzazione, ma per certi versi non è stato un male. Oggi, dopo i tragici episodi svoltisi negli stadi italiani e nel pieno delle polemiche sullo scandalo delle partite truccate, un'inchiesta sui giovani protagonisti del tifo calcistico diventa ancor più attuale ed assume connotati e significati ancor più gravi, densi, carichi di nuovi stimoli alla riflessione.
Di vera e propria inchiesta non si è trattato, a dire il vero, dato che, in perfetta aderenza alle nuove metodologie televisive d'indagine, Daniele Segre ha preferito lasciar parlare le immagini da sole, offrendo una lunga catena di interviste e di libere conversazioni, anziché ricorrere al commento esplicativo esterno. In parte la scelta si è rivelata felice, perché le scene filmate e i dialoghi di “Ragazzi di stadio” sono stati sufficientemente chiarificatori, in grado, da soli, di offrire uno spaccato della realtà giovanile legata, anzi, immersa nel tifo calcistico. Il modo cosi irrazionale ed antirazionale di affrontare e di vivere il momento dello spettacolo sportivo, gli entusiasmi, le rabbie, le illusioni, le sfide, le contrapposizioni, i rancori gli sfoghi, le passioni, le frustrazioni e le allucinazioni che accompagnano per mano il fanatismo sportivo sono riusciti a sconcertare tutti coloro che, disertori o comunque non frequentatori degli stadi, guardano con diffidenza, distacco, stupore (mescolato ad un pizzico di superiorità) e, talvolta, con angoscia alla realtà della «droga» calcistica.
Un accenno di commento, tuttavia, non sarebbe risultato superfluo o dannoso accanto alle efficaci e dure immagini del filmato. Se i gruppi giovanili e gli individui incontrati (che a 20 anni si sentono già vecchi e impacciati, di fronte ai quindicenni) sono apparsi inquietanti, spesso allarmanti ed angoscianti (tutta quella serietà, quel meticoloso e scrupoloso impegno nella fase antecedente le partite, per partecipare alle riunioni e trovare le forme per autofinanziarsi, nel cercare l'abbigliamento-divisa più adatto, nel preparare striscioni e slogan, ricordava tanto le frenesie e gli entusiastici bollori politici di qualche tempo fu. E ciò non sembri qualunquistico: si dovrebbe, anzi, riflettere a lungo su questi “dirottamenti” di miti e di fedi), Segre si è scordato di dirci come siatutto il resto del panorama dello stadio. E piuttosto debole si è mostrato il tentativo di inserire le immagini del tifo in un contesto sociale, culturale e politico. Ci sarebbe bisogno, per restare nel campo televisivo, di altre inchieste (ma “Ragazzi di stadio” rimane un momento notevolmente positivo), che aiutassero almeno in parte a ritrovare la strada della razionalità e del laicismo smarriti.