Luciana Magli/Il Giornale

è dedicata agli allievi della scuola del Teatro Stabile di Torino la prima puntata di «Volti – Viaggio nel futuro d'Italia», la serie di documentari per la tv realizzata dal regista alessandrino Daniele Segre, in onda da stasera alle 23.40 su RaiTre.
Quarantanove minuti di riprese, per permettere ai giovani studenti di «raccontarsi». Di parlare, ma soprattutto .di «agire», mostrando al pubblico «tutto l'impegno con cui un giovane sa inseguire e raggiungere il proprio obiettivo». «Ho ripreso i ragazzi in primo piano, mentre si raccontano alla telecamera – spiega Daniele Segre -, ma anche durante le prove. E. perfino nel giorno del debutto del saggio-spettacolo “Il genio buono ed il genio cattivo” di Carlo Goldoni, andato in scena alle Fonderie Teatrali Limone di Moncalieri nello scorso mese di luglio».
E dopo gli allievi dello Stabile torinese, toccherà – nelle puntate successive (in onda ogni mercoledì) – ai figli degli albergatori di Bellaria (un paese della riviera adriatica, nelle vicinanze di Rimini), a un gruppo di giovani volontari veneti (della Comunità di Capodarco), ai ragazzi milanesi della redazione del magazine no profit «Vita».
Infine un ritorno in Piemonte, con le vicende degli studenti della Scuola Nazionale di Cinema del dipartimento animazione di Chieri. Il ciclo si chiuderà poi con una puntata «consuntiva», che ha l'ambizione di offrire «uno spaccato del pensiero dei giovani italiani sul valore di. temi assoluti». Come l'amore, la pace, la morte, il matrimonio, la famiglia e le origini. Ma anche «là poesia come resistenza ai conflitti».
Perché proprio questo è l'obiettivo dell'autore: «raccontare uno spaccato d'Italia, di una bella Italia». E farlo attraverso immagini di vita di giovani qualunque. Soltanto, con un obiettivo ben preciso. E tanta voglia di raggiungerlo. «Per me è stata un'esperienza emozionante – racconta il regista alessandrino – proprio perché mi ha permesso di scoprire un'immagine molto positiva dell'universo giovanile. Un'immagine del tutto diversa da quella stereotipata a cui siamo purtroppo abituati. Io. ho semplicemente tentato di conoscerli e di farli conoscere -aggiunge Segre – senza dare giudizi. Un parere che delego allo spettatore».
In sei «episodi», di poco più di quaranta minuti ciascuno, il cinquantaduenne Daniele Segre ricostruisce così un cammino in note interpretative su quel variegato panorama che è il mondo post-adolescenziale, un universo che già vive o si affaccia, al mondo del lavoro. I giovani per il regista non sono un gregge che segue le mode. Piuttosto, sono un mondo sensibile e determinato. Nel costruirsi il proprio futuro. Ed è così che Daniele Segre ce li racconta. Pieni di sogni e con tanta voglia di fare.
Un bell'esempio per quei ragazzi che ancora non hanno saputo prendere in mano la propria vita. E una consolazione (o forse, un ammonimento) per tutti quei «grandi» che. troppo spesso sottovalutano il giovanile potere della volontà.