articolo di: Simone Pinchiorri - http://www.cinemaitaliano.info
pubblicato il: 25.02.2010
vai all'articoloarticolo di: ssr - http://news.cinecitta.com/news.asp?id=31044
pubblicato il: 25.02.2010
vai all'articoloarticolo di: Redazione VicenzaPiù
pubblicato il: 17.02.2010
vai all'articoloarticolo di: PLURALI/Cristina Galasso/Settore Comunicazione Cesvot
pubblicato il: 07.01.2010
vai all'articoloarticolo di: Maria Teresa Soldani/Acting Out magazine/ http://www.actingoutmag.com
pubblicato il: 03.01.2010
vai all'articoloarticolo di: www.giornaledizona.com
pubblicato il: 25.10.2009
vai all'articoloarticolo di: Cr. P./http://news.cinecitta.com/news.asp?id=30135
pubblicato il: 02.11.2009
vai all'articoloarticolo di: Carlo Griseri /www.cinefestival.blogosfere.it
pubblicato il: 22.10.2009
vai all'articoloarticolo di: www.articolo21.info
pubblicato il: 20.11.2009
vai all'articoloarticolo di: Paolo Dallimonti/http://www.centraldocinema.it
pubblicato il: 01.01.2010
vai all'articoloarticolo di: Silvana Silvestri
pubblicato il: 21.04.2009
vai all'articoloarticolo di: Simone Pinchiorri / CinemaItaliano.info
pubblicato il: 07.12.2008
vai all'articoloarticolo di: Tullio Masoni e Paolo Vecchi / ed. Il lavoro editoriale ed. 2008
pubblicato il: 14.05.2008
vai all'articoloarticolo di: Daniele Segre/Articolo21
pubblicato il: 31.01.2008
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Quella di un "cinema utile" non è un'utopia. Le punte più alte della stessa tradizione cinematografica italiana dimostrano che il cinema può e spesso deve raccontare la società non solo in maniera mediata, metaforica, ma anche dando volto e voce ai protagonisti della realtà in cui viviamo, e che spesso sono lasciati in ombra, o al margine, o nell'invisibilità , dai media. Storie belle o brutte, cariche di speranza e di dolore, che si svolgono fuori dalla luce o dalle grida dello scandalismo spettacolare e che si dipanano accanto a noi senza che riusciamo, spesso, a trarne materia di riflessione e di crescita individuale e sociale.
I film di Daniele Segre da anni esplorano queste realtà "scomode" e diverse, adottando nel contempo un metodo di approccio fortemente radicato nel tessuto sociale e nel territorio: associazioni culturali, enti locali, sindacati, istituzioni diventano a tutti gli effetti un sostegno effettivo, il tramite non formale né effimero per una conoscenza approfondita delle realtà che si vogliono documentare e narrare. E le storie danno vita non al classico e scontato "audiovisivo di servizio", ne' al classico reportage o documentario informativo, ma si configurano come veri e propri "film" in cui impariamo a identificarci coi personaggi, in cui la vicenda narrata sa farsi motivo più universale di riflessione: caratteristiche unanimemente riconosciute dalla critica (non solo nazionale) ai film di Segre, e che hanno valso ai suoi lavori, fra l'altro, premi e riconoscimenti internazionali.
I film che proponiamo, scelti nella produzione recente di Segre, toccano alcuni nodi di particolare urgenza e importanza nella società attuale: la sieropositività e l'AIDS, il problema dell'inserimento di portatori di handicap nel mondo lavorativo, l'affettività e la sessualità degli anziani, l'Alzheimer e il suo impatto sulle famiglie dei malati, il problema delle stragi del sabato sera, i giovani affetti dalla sindrome di Down e i loro problemi d'amore, di autonomia, di realizzazione. Per metodo di realizzazione e strategie di linguaggio adottate, questi film parlano a tutti, e si prestano efficacemente (com'è stato dimostrato in decine di pubbliche presentazioni e discussioni organizzate in tutta Italia) a un'opera di confronto, approfondimento e stimolo, anche nel campo della formazione scolastica, dell'aggiornamento professionale e permanente. La proiezione può essere organizzata in associazioni, quartieri, scuole, biblioteche, e affiancata da seminari di studio, discussioni con esperti, confronto col pubblico, iniziative collaterali sul tema che di volta in volta i film affrontano. A questi momenti "emergenti", con proiezione-discussione-seminario, può affiancarsi un'opera di diffusione di copie su cassetta a centri giovanili, biblioteche, scuole, enti locali, in modo da offrire in permanenza strumenti di indagine, dialogo, conoscenza, che si affianchino sia a quelli tradizionali del libro che a quelli dell'universo quotidiano, cinematografico e televisivo.
- durata: 60'
Film dedicato al tema della sieropositività e dell'AIDS: sedici microstorie di giovani incontrati nell'esperienza dell'Associazione A77 di Milano, raccontano pudori, paure, solitudine, angoscia della morte, ma anche la voglia e la speranza di poter condurre un'esistenza normale evidenziando la necessità di amare e di essere amati. (Invitato alla Mostra Internazionale del Cinema, Venezia 1995 e trasmesso in prima serata da RAITRE in occasione della Giornata Mondiale della Lotta all'AIDS)
- durata: 45'
Viaggio nel mondo dell'affettività degli anziani, si racconta della ritrovata sessualità, del risaldarsi del rapporto col partner o della solitudine dovuta alla scomparsa del compagno. (Trasmesso da RAITRE)
- durata 45'
Il mondo delle discoteche e le stragi del sabato sera, su questo binomio il film racconta attraverso la voce dei giovani, delle loro famiglie, dei medici delle strutture ospedaliere, delle forze dell'ordine e degli esperti del fenomeno, un'inquietante realtà. (Invitato alla Mostra Internazionale del Cinema, Venezia 1996
- durata: 55'
Matteo, il protagonista del film, ha problemi psichici seri; il suo lavoro presso la sala ristorante della "Cittadella" di Assisi è stato all'inizio qualcosa di difficile definizione, a metà tra l'esperimento e l'escamotage: un modo per non farlo stare chiuso in casa, e il tentativo di fargli affrontare situazioni, compiti, impegni nuovi. "Sto lavorando?" chiede e si chiede Matteo, in cerca di conferme, mentre compie queste semplici mansioni. E la stessa domanda sembra porsi il regista, accorso a filmare gli ultimi giorni di lavoro di Matteo per impedire che di quell'esperienza, così intensa e innovativa, sparisca ogni traccia. (Invitato alla Mostra Internazionale del Cinema, Venezia 1998; vincitore del primo premio al Festival Internazionale Filmmaker, Milano 1998)
- durata: 35'
Il film, partendo dall'esperienza e dal percorso di crescita sviluppato all'interno delle iniziative dell'Associazione Italiana Persone Down, incontra la realtà di 15 giovani con sindrome Down. Con loro esplora sentimenti di quotidianità, scopre storie individuali e di coppia, le gioie e le fatiche di amori possibili, le domande sul presente e sul futuro, i sogni e le perplessità rispetto a una vita autonoma. Con loro riscopre il piacere di manifestare i propri sentimenti e cerca una strada per una felicità possibile. (Invitato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, 1999; trasmesso da RAITRE; invitato al Festival Internazionale "cinéma du réel", Parigi 2000 e allo Shangai Film Festival, 2000)
- durata: 78'
Film girato a Reggio Emilia che ci accompagna nel mondo, ancora sconosciuto, di coloro che si trovano nella particolare condizione di avere perso o di stare, a poco, a poco, "perdendo la propria mente". Ci accompagna nel mondo di coloro che, giorno per giorno, si trovano ad assistere a questa perdita e vedono colui che amavano, e dal quale erano amati, diventare un'altra persona, che non si riconosce più. Le testimonianze nel film raccontano la paura, la sofferenza, la solitudine, ma raccontano anche come, persino in un'esperienza che può far sentire così impotenti e così arrabbiati, si possano trovare ragioni per cui vale la pena resistere.
- durata: 50'
L'iniziativa rientra nell'ambito delle varie attività promosse negli ultimi quindici anni dall'Associazione Italiana Persone Down, che in particolare ha posto con forza crescente la centralità del tema dell'educazione all'autonomia e del riconoscimento dell'individualità delle persone Down, oltreché del diritto degli adulti ad essere riconosciuti tali.
il film di Segre costituisce una testimonianza particolarmente significativa, in quanto presenta ragazzi, giovani e adulti con sindrome di Down impegnati appunto all’interno dei Percorsi di educazione all'autonomia, ma anche nelle prime esperienze di residenzialità.
Attraverso infatti le storie incrociate di persone tra i 15 e i 60 anni, si descrive il loro percorso verso la vita indipendente, imparando ad utilizzare i mezzi pubblici e ad usarli per la propria vita, a confrontarsi con il denaro, con la spesa, con lo svago, ma anche con la scuola e il lavoro, oltreché con la gestione di una casa.
Gli altri protagonisti del film sono l'amicizia e la vita affettiva, relazioni nelle quali si sviluppa la riflessione sulla vita, l'aiuto reciproco, l'articolarsi dei progetti.