Piero Perona / Stampa Sera

Una rete che si gonfia per il pallone della vittoria, uno sguardo agli avversari dall'alto della graduatoria possono esaurire il panorama culturale e sentimentale d'un giovane?
E' stato presentato all'assessorato dello Sport, con maligno riferimento alla febbre del derby che da ieri contagia mezza città, un cortometraggio di Daniele Segre intitolato “II potere deve essere bianconero” e puntato sulla degenerazione del tifo “con le sue implicazioni diseducative e fanatiche”. Per fortuna però, essendo l'opera d'un giovane privo di complessi e di presunzioni, non ci sorbiamo un discorso moralistico. Si parla della gioia dello sport. e anche – giustamente – d'una società che non fornisce ai ventenni i mezzi per farne una forma di svago svelenandosi dall'imbecillità.
L'obiettivo è puntato – naturalmente senza prevenzione – su di un gruppo di tifosi della Juventus ripresi nelle poche ore d'una domenica di febbraio alla vigilia dell'ultimo incontro stracittadino. Fu la partita delle belle parate di Terraneo e della rete annullata a Benetti ma in questa sede non interessano al regista né i dati statistici né al limite i colori del tifo. I suoi giovani non sono solo bianconeri, sono i giovani tutti d'un paese stretto nelle spire dell'ignoranza.
Eccoli in un prato al mattino. Non pensano di giocare al football o di sgranchire gambe e braccia annichilite nella settimana di studio o di lavoro. La loro passione è parassitaria, non vive di per se stessa cioè. La passione si riversa sugli idoli dello stadio. E fin qui va bene. Uno scoppio d'allegria, una discussione con amici non devono riguardare necessariamente una conquista sindacale. L'impressione suscitata dal documentario si riferisce sopratutto alla supina accettazione di slogan e modelli politici, trasferiti senza la minima critica nei campo del tifo.
Lasciamo perdere i simboli fallici, le ingiurie immediate. Colpiscono invece i segni delle P38, le frasi in rima sul potere e la rivoluzione (della classifica), le denominazioni aggressive tipo Fighters. C'è persino una citazione del Che Guevara il quale voleva suscitare uno, dieci, cento Vietnam nel cuore del capitalismo e che ora si vede stravolto in una frase orrenda: “Dieci, cento, mille Superga ai granata”..
Giunti allo stadio, i sostenitori si dividono. C'è chi soffre la partita con atteggiamenti partecipi e affettuosi, chi la vive come una guerriglia insultando la polizia e percuotendo i tamburi. In un'inquadratura molto significativa un signore con i capelli bianchi urla come un disco rotto: “Evviva i giovani, evviva i bianconeri”.
Emerge (da una selva di pugni in un concerto di voci assatanate. Lontani, ripresi senza teleobbiettivo, Torino e Juventus giocano una partita che non interessa più nessuno.